Paola's Weblog

la meglio gioventù e il pornografo (liberamente tratto da…)

Pubblicato in geo&geo, ipse dixit, la revoluciòn, made in italy, memoria, politics&policy, ragione e sentimento da paoladifraia il 26 Aprile, 2008

Aggiungiamo adesso, senza alcuna reticenza, che in quella piazza ieri c’erano umori che non solo non si identificano con gli schizzi di bile nera di Grillo, ma sono, in parte, anche umori nostri. In tutti i movimenti – direbbe Alberoni – c’è chi fa cassa. Da Masaniello a Canepa a Bossi a Grillo… c’è sempre qualcuno che diventa l’espressione sgangherata di malumori forti e legittimi. E la buona politica dovrebbe calarsi dentro di essi; per tirare fuori, ad esempio, il buon umore dal malumore dei produttori del Nord che stanno con Bossi perché si sentono ipertassati e non protetti.

Così tra i piazzaioli di Grillo ci sono professionisti, docenti, giovani e giovanissimi che coltivano buoni sentimenti e disagio, e magari in qualche caso sono il meglio della gioventù, quella che non trova espressione nei codici della politica e va dunque a cercare un detonatore o un pantografo che percepisca e ingrandisca il segnale.

Francesco Merlo, Repubblica.it

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Può essere che a furia di guardarci l’ombelico non possiamo far altro che parlare alla pancia. Forse qualcuno lo sa e va davvero in piazza solo per ascoltare uno spettacolo gratis. Io credo sia ancora e solo una questione di appartenenza “desiderabile”: noi siamo quelli che…e non è obbligatorio che sia coerente con il resto della nostra esistenza. Perfino in una piazza di quarantamila persone come quella di Torino, ieri, è difficile stabilire quale sia la nuova maggioranza. Si condivide in parte o solo un po’, si va lì per vedere, per ascoltare, per ridere un po’. Qualcuno, per esempio, vorrà mettere in dubbio i sani valori della piazza del primo maggio? Ieri ognuno stava al proprio posto ma oggi? Tra un po’ lo sentiremo, mettere in discussione anche il primo maggio, anzi, mi aspetto che succeda già la prossima settimana, perchè se voleste sapere che tempo fa io risponderei: c’è vento. Abbiamo ancora bisogno della piazza di San Giovanni in Laterano?…Sai, i sindacati…la Lega Nord…i lavoratori… mi dite voi chi salirà sul palco, come se fosse il Live Eight?…Perchè: noi non c’eravamo e oggi ognuno la racconta a modo suo e nessuno è più autorevole della propria pubblicità.

Siamo diventati tutti così pigri che non dobbiamo neanche dimostrare che non siamo mica nati ieri, perchè potremo anche guardare in televisione il Grande Fratello, compiacerci con distacco delle poderose schifezze della televisione generalista, tanto con sky, con internet, abbiamo il mondo a nostra disposizione. Chi vuoi che ce la dia a bere? E poi chi ci controlla? Noi siamo furbi, ci controlla la rete. Possiamo fare tutto, non devono dircelo i giornali o la tv. Perchè se vogliamo, abbiamo una fantastica vetrina nel mondo virtuale. Possiamo scegliere tutto e il contrario di tutto. Il nostro tutto, se vogliamo, ce lo portiamo dietro nell’Ipod o col cellulare, anzi fondiamo un movimento per dare l’Iphone gratis a tutti. Questa è la vera democrazia. E se gettiamo una carta per terra ci riprendiamo con la telecamera e ci sottoponiamo al controllo censorio della comunità virtuale, perchè, in fondo, che male c’è?

Un giorno abbiamo sognato che chiunque poteva diventare il presidente degli Stati Uniti. Oggi si può vincere un Nobel per la pace stando nella blogosfera. In Italia però in fondo non siamo così ambiziosi. Noi sognamo di non pagare più le tasse, l’Ici e il bollo auto. Perchè, in fondo, che male c’è?

NOTA: un’ultima cosa su Grillo. Sull’informazione forse ha ragione, però, democraticamente, se abbiamo il governo che ci meritiamo abbiamo anche la stampa che ci meritiamo. Non è raccogliendo le firme per un referendum non valido, come sostiene Lele, che si diventa più liberi dei liberi. Più furbi dei furbi forse sì.

NOTA2: per i miei colleghi: rassegnatevi. Questo comizio sarà ripetuto a voce, lunedì mattina.

(continua…)

25 aprile

Pubblicato in la revoluciòn, memoria, politics&policy da paoladifraia il 25 Aprile, 2008

115° giorno del calendario gregoriano, 116° in quest’anno bisestile. Dalla mia finestra non vedo bandiere ma provo ad ascoltare le voci della memoria. Viviamo in un presente che ha perso il senso del tempo, si vede sempre di più nelle ricorrenze. Se non ci fossero i giorni rossi sul calendario, nemmeno ce ne accorgeremmo. Perchè se noi non ci saremo, noi di sicuro non c’eravamo.

IL POPOLO -L’ITALIA E’ LIBERA L’ITALIA RISORGERA’

L’UNITA’ -UN ULTIMO SFORZO E SARA’ LA VITTORIA

“Noi non abbiamo sete di vendetta. Non vogliamo vendette, vogliamo giustizia. Vogliamo soprattutto impedire che quelle forze oscure e reazionarie e certe oligarchie che hanno dato vita e sostenuto per vent’anni il fascismo, non possano mai più rialzare la testa.

Coloro i quali sono i responsabili della catastrofe e della rovina d’Italia, coloro che hanno aperto ai barbari tedeschi le porte del nostro Paese, coloro che li hanno serviti, che hanno collaborato con loro, quei grandi industriali che hanno fornito ai fascisti e alla gestapo i nomi dei patrioti per farli deportare in Germania, i grandi plutocrati che hanno dato vita al fascismo, che per vent’anni lo hanno sostenuto nei suoi delitti, nelle sue guerre di rapina, nelle sue infamie, costoro devono pagare.

Costoro sono gli infami traditori della nostra patria, le loro mani sono sporche di sangue, costoro devono rispondere davanti alla giustizia popolare. Giustizia deve essere fatta. Lo chiedono i vivi. Lo comandano i nostri morti.

Pietro Secchia.

“Italiani, mentre il turbine di vergogna e di sangue nel quale sono state sommerse le nostre regioni si allontana sopraffatto dalle forze Alleate e dell’Italia risorta, la DEMOCRAZIA CRISTIANA, che ha vissuto e sofferto la lunga vigilia in unione con gli altri Partigiani raccolti nel C.L.N., invita tutti coloro che credono e sperano in essa come guida dell’Italia di domani, ad operare immediatamente perchè il suo programma si compia.

La DEMOCRAZIA CRISTIANA principalmente vuole:

-uno Stato veramente democratico che garantisca la libertà del cittadino ed abbia in ogni momento la forza per difenderla contro le insidie e gli assalti della reazione e del disordine;

-un assetto economico e sociale, in cui tutti abbiano quei beni che assicurino alla persona umana e alla famiglia un’esistenza non oppressa dal bisogno: arduo compito, per risolvere il quale la DEMOCRAZIA CRISTIANA non esiterà ad affrontare e a combattere le resistenze palesi ed occulte del capitalismo e del latifondismo.

La DEMOCRAZIA CRISTIANA è dunque un partito nettamente democratico: ma si distingue dai movimenti a fianco dei quali ha condotto la lotta, per la sua piena e pratica adesione ai principi essenziali che il Cristianesimo ha dettato al mondo anche per la vita politica e sociale.

Ed è in questo spirito che la DEMOCRAZIA CRISTIANA, aprendosi a tutti coloro che intendono approvarne e praticarne il programma si propone di ricostruire il Paese, al quale, prima di ogni altra cosa,  occorre una profonda rinnovazione morale.

Viva l’Italia!”

IL COM. ESECUTIVO PER L’ALTA ITALIA del Partito della Democrazia Cristiana

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Il 25 aprile lo ha detto chi aveva ragione. Bisogna sempre ricordarlo.

tanti auguri a me

Pubblicato in Uncategorized da paoladifraia il 22 Aprile, 2008

Sono passati trent’anni (dalla foto) quindi è più uno.

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la profezia di celestino

Pubblicato in ipse dixit, made in italy da paoladifraia il 21 Aprile, 2008

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Un’analisi ancora attuale anche se la barca dell’Ulivo si sa che fine ha fatto.

primi all’arrivo

Pubblicato in la revoluciòn, made in italy, politics&policy da paoladifraia il 21 Aprile, 2008

Una “fabbrica orizzontale”, a cielo aperto e senza mura, lunga cento chilometri, frammentata in un pulviscolo di medie e piccole imprese, lavoro artigiano, lavoro sommerso, lavoro nero, lavoro in affitto dove si concentra e sovrappone “il massimo di innovazione e il massimo di mediocrità” e dovunque “capitalisti personali” che chiedono – spiega ancora Aldo Bonomi – “un’affermazione soggettiva, la possibilità di rendere vincente un’idea, un progetto, la propria personale realizzazione in un gioco che mette in discussione la stessa soggettività delle persone, i loro interessi, ma anche i loro gusti, preferenze, perfino i loro affetti e passioni”.

Giuseppe D’Avanzo, Le Nuove Elites della Rivoluzione Pedemontana, la Repubblica in prima e a pag.12

il successore*

Pubblicato in geo&geo, politics&policy, usa da paoladifraia il 19 Aprile, 2008

[...] La comunità internazionale deve “preservare l’ambiente”, “proteggere le varie forme di vita sulla terra” e “garantire un uso razionale della tecnologia e della scienza”, senza alcun bisogno di costringere a una scelta tra scienza ed etica: “Piuttosto si tratta di adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici”. -Benedetto W. XI, Christian Rocca per il Foglio, via Camillo.

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«Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me». Epitaffio sulla lapide di Immanuel Kant.

“L’uomo che decide in obbedienza al dovere morale di compiere una determinata azione sa che per quanto la sua decisione possa essere spiegata naturalisticamente, magari con motivazioni psicologiche, la vera sostanza della sua morale non risiede in questa concatenazione causale ma in una libertà che coincide con l’essenza razionale del suo essere.

L’uomo quindi è un essere che appartiene a due mondi: a quello sensibile, e per questo è sottoposto alle leggi causali e a quello che Kant chiama il mondo ” intellegibile ” per il quale è assolutamente libero (autonomo), di una libertà che manifesta nell’obbedienza alla legge morale, all’ ” imperativo categorico “.

*Per un attimo, nei giorni scorsi, il presidente americano, George W.Bush, ha pensato che Benedetto XVI gli stesse presentando il prossimo Papa, per di più uno statunitense. A raccontare con divertimento l’aneddoto è stato il diritto interessato, il cardinale americano William Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il ruolo che fino al 2005 fu del cardinale Joseph Ratzinger. (Il tempo)

margine di interpretazione

Pubblicato in to read, usa da paoladifraia il 19 Aprile, 2008

“The agency has unfairly changed rules for how airlines must comply with safety orders, called airworthiness directives, and is making unreasonable demands about how much interpretation is allowed, according to engineers at American’s huge maintenance base here.” -Airline Faults Shifting Rules About Safety -The New York Times

PD-PdL= PdN (il partito del nord)

Pubblicato in la revoluciòn, made in italy, politics&policy, ragione e sentimento da paoladifraia il 18 Aprile, 2008

Giancarlo Galan: «Da solo. Ho scosso l’albero e la Lega ha raccolto i frutti. Dov’erano i Brancher locali e nazionali quando io parlavo di federalismo fiscale? Io sono felicissimo del risultato, anche del successo della Lega».

Aldo Brancher: «Ma cosa ho detto di così scandaloso? Ho bestemmiato? Dico solo che dobbiamo capire le ragioni dell’insuccesso del Pdl. Quella della doppietta a casa è incredibile, sono cose che spaventano. Galan si ricordi che io ho tre bambini piccoli, lui una piccolina, e non minacci cose di questo genere. E’ vergognoso. Spari ai pesci e lasci stare i bambini. Non capisco, non l’ho neanche nominato. Se la sua analisi è diversa, bene, faccia il suo lavoro. Però mi faccia fare il mio e non venga ad insultare».  Raccolto da Alessandro Trocino, Corriere della Sera pag. 9.

Sergio Cofferati: «Quelli dati alla Lega non sono voti di protesta e chi lo pensa commette un errore, su questo ha perfettamente ragione Maroni. Ma l’idea che il Pd debba avere una struttura federalista è ben stagionata, sono cose che abbiamo sempre ripetuto». -Marco Imarisio pag. 11

Massimo Cacciari: «[...] La questione settentrionale non era aggirabile con qualche ottima candidatura, come quella di Colaninno o quella, meno brillante di Calearo. Sono scorciatoie: o il Pd comprende che al Nord si deve dare una struttura autonoma, dal punto di vista della leadership e dei programmi, radicata territorialmente e socialmente, oppure rimarremo minoritari…». -Paolo Forcellini, L’Espresso pag. 47.

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Potrebbe essere una cosa seria oppure restare una questione oziosa che ricalca le opposte fazioni del partito delle tessere contro il partito liquido. Di modello federale, soprattutto per il sud, parlò nel 2007, all’indomani della sua elezione ‘per acclamazione’ a segretario comunale della Margherita napoletana, l’attuale direttore del Riformista, Antonio Polito. Per dovere di cronaca va inserito tra le Cassandre del federalismo.

euclide non è peccato

Pubblicato in made in italy, politics&policy, ragione e sentimento da paoladifraia il 18 Aprile, 2008

« Non molto più giovane di loro Ermotico di Colofone e Filippo di Medma è Euclide; egli raccolse gli “Elementi”, ne ordinò in sistema molti di Eudosso, ne perfezionò molti di Teeteto, e ridusse a dimostrazioni inconfutabili quelli che suoi predecessori avevano poco rigorosamente dimostrato. Visse al tempo del primo Tolomeo, perché Archimede, che visse subito dopo Tolomeo primo, cita Euclide; e anche si racconta che Tolomeo gli chiese una volta se non ci fosse una via più breve degli Elementi per apprendere la geometria; ed egli rispose che per la geometria. non esistevano vie fatte per i re. Euclide era dunque più giovane dei discepoli di Platone, ma più anziano di Eratostene e di Archimede che erano fra loro contemporanei, come afferma in qualche luogo Eratostene. Per le idee Euclide era platonico e aveva molto familiare questa filosofia, tanto che si propose come scopo finale di tutta la raccolta degli Elementi la costruzione delle figure chiamate platoniche » (Proclo, Comm. Eucl., II, 68)

Euclide secondo wikipedia. Che poi, in italiano, non dovrebbe pronunciarsi wikipedìa?

Che qualcuno lo linchi a Di Pietro.

subway, comizio-2

Pubblicato in dì qualcosa di sinistra, geo&geo, la revoluciòn, politics&policy da paoladifraia il 17 Aprile, 2008

Ogni tanto bisogna incontrarsi in un luogo comune. Può essere divertente. Poi si chiacchiera e ti viene subito voglia di sfatare qualche mito. Ci sono profonde convinzioni che sconfinano nel pregiudizio. Però cominciamo da un luogo comune non troppo affollato:

Chavez non è di sinistra. E’ un ex militare che ha capito che la stagione dei colonnelli è finita. Meglio travestirsi da Simon Bolìvar che da Caudillo, perchè il culto della personalità subisce, come pochi, le mode dei corsi e ricorsi storici. E non è di questo tempo studiare e approfondire.

Bisogna essere moderni. Ad esempio i vecchi incapienti si chiamano modernamente (e moderatamente) insolventi. Come quelli dei mutui.

Iceland has been swamped by that tsunami because it trusted in the availability of global credit in time for that credit to evaporate. And the fact that Iceland has been so dependent on foreign investors makes those investors even more skittish about investing there: in markets, weakness often begets weakness.“-The New Yorker

Vogliamo essere un paese moderno?

Questo non è un paese moderno. E’ un paese che ha deciso che l’istruzione, quella che ti istruisce al ragionamento, che ti aiuta a pensare e magari a sentirti realizzato nel mondo del lavoro è una cosa per pochi. Per i pochi fortunati che se la possono permettere perchè hanno frequentato delle ottime scuole, fanno i viaggi di studio all’estero (non parliamo delle borse di studio il cui importo è ridicolo) oppure hanno avuto la fortuna di nascere in una famiglia stimolante perchè ha (ed ha avuto a suo tempo) il tempo e i soldi per poterselo permettere. Però diciamo anche che non è un paese moderno perchè rimpiange le corporazioni, quelle che apertamente potrebbero definirsi tali e per legge. Ed è un paese che non è moderno non solo per il conflitto di interessi ma anche perchè non ha un’informazione moderna. Forse noi del secolo scorso dovremo arrenderci all’estinzione del giornale di carta. Però ricordiamoci che in Italia sarà peggio che altrove. Perchè in Italia si può fare il giornalista e il portavoce e l’ufficio stampa e il politico e tornare indietro o svolgere contemporaneamente due o tre di queste professioni. Non è vietato. Non è incompatibile. E io non me lo spiego.

(continua…)