Paola's Weblog

Cesare Geronzi

Pubblicato in la revoluciòn, made in italy, politics&policy da paoladifraia il 4 Aprile, 2008

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ROMA – Il banchiere Cesare Geronzi, ex presidente di Capitalia, è stato rinviato a giudizio per estorsione dal Gup di Parma Roberto Spanò nell’ambito del troncone Eurolat del processo per il crac Parmalat.

Geronzi è invece stato prosciolto dall’originale imputazione ipotizzata dalla procura di Parma, e cioè la bancarotta fraudolenta. Lo stesso Spanò aveva chiesto alla procura di riformulare l’imputazione sostenendo che il reato descritto era quello dell’estorsione aggravata in concorso nei confronti di Calisto Tanzi, anzichè del concorso con l’ex patron di Parmalat nella bancarotta fraudolenta del gruppo di Collecchio. Con Geronzi prosciolti anche l’imprenditore Sergio Cragnotti e l’ex dirigente Cirio Riccardo Bianchini Riccardi.

Geronzi, Cragnotti e Riccardi sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di bancarotta societaria. A Geronzi è contestata l’estorsione, ma non nella forma aggravata cui aveva fatto riferimento il Gup, perchè sono stati prosciolti Cragnotti e Riccardi dalla stessa imputazione. Cade quindi il concorso nel reato e dunque l’aggravante.
(4 aprile 2008) Repubblica.it

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Chi non è un fan di Travaglio può fermarsi alla pagina di wikipedia. Oppure leggere come il New York Times ricostruiva la vicenda lo scorso 26 giugno 2007. Questa notizia mi dà l’occasione per riproporre questo pezzo di Luigi Zingales di un mesetto fa.

Luigi Zingales su l’Espresso, n°9 

29 febbraio 2008:

Lo scorso gennaio, quando il governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro fu condannato in primo grado per favoreggiamento, un coro di voci si levò per chiederne le dimissioni. In prima fila fu il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, giustamente impegnato a sostegno della coraggiosa contro il pizzo lanciata dalla sede siciliana della sua associazione.

Anche la nostra Costituzione garantisce la presunzione di innocenza fino a una condanna passata in giudicato, opportunità politiche suggeriscono le dimissioni di un amministratore condannato in primo grado di un reato così grave per l’incarico che ricopre. Le istituzioni devono sembrare, non solo essere, al di sopra di ogni sospetto. E, per salvaguardare questa rispettabilità, è giusto chiedere a chi è stato condannato in primo grado di farsi da parte. Soprattutto in un Paese dove, per avere una sentenza definitiva, ci vogliono almeno dieci anni. (continua…)