who’s who
Still, sixteen months after announcing his candidacy, and after twenty-six Presidential debates and thousands of public-speaking engagements, Obama remains a puzzle to many voters. Almost as dedicated a policy wonk as Hillary Clinton and arguably more centrist in his economic beliefs, he offers plenty of specifics about what needs to be done. But his captivating eloquence and his slogan—“Change We Can Believe In”—have seemed to lift him dangerously high above the concrete. He has proved his steadiness of purpose without clearly defining his priorities. What, above all, does he intend to accomplish if he is elected President? -The New Yorker
emma ma…
Bonino, in Italia, è stata una rarissima femmina capace di fare della propria narrativa personale un punto di forza politico e una fonte di popolarità. Raccontando del suo aborto, di legami complicati, di sofferenze causa abbandono, di vita da singola che fa famiglia con le amiche.
Maria Laura Rodotà, Corriere della Sera pag. 13
La mossa della Bonino è stata davvero triste. Una versione bislacca del “se noi puoi abbatterli, alleati con loro”.
a proposito, l’ombra
L’ombra di Lippi si allunga su Veltroni. Jena Su, La Stampa, pag. 3
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[...] Rivendica la sua appartenenza al Pci, ma in pratica sostiene che non era un partito comunista: «Non era un partito ideologico, tanto è vero che erano iscritte personalità come Italo Calvino o Alberto Moravia, che non erano comunisti». E motiva la sua iscrizione alla Fgci con «l’ansia per la giustizia sociale». Ammette: «So che spesso è stato difficile far capire cosa intendessi dire quando dicevo che, pur iscritto alla Fgci, non ero comunista, cosa invece in quegli anni del tutto comprensibile». Intervista a Veltroni, su Il Giornale dell’11 aprile 2008.
Ci sono quelli che erano iscritti alla Fgci e quelli che sono stati segretari della Fgci. Quelli che Veltroni se ne deve andare e quelli che il leader è lui e quindi resta. Quelli che …la nuova classe dirigente…panacea di tutti i mali.
Personalmente non credo che se ci fosse adesso un nuovo leader cambierebbe qualcosa. Perchè la vera autocoscienza doveva arrivare all’indomani del risultato elettorale. Non c’è stata. Il resto sono chiacchiere.
L’ultima generazione della Fgci è quella di Gianni Cuperlo, che propose di scioglierla l’otto ottobre 1990.
Questo sì che è un paese per vecchi. Non è un dato anagrafico è una categoria dello spirito.
3.0
Dopo aver infranto record di utilizzo, facendo scendere – secondo alcune statistiche – sotto l’80 per cento l’uso di Internet Explorer di Microsoft, con questa nuova versione la Mozilla Foundation punta, letteralmente, al Guinness dei primati. (via Repubblica.it)
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to be or not …
Se non altro il “salvapremier” sancisce ufficialmente l’estinzione politica di Alleanza Nazionale. Per consunzione.
sotto scritto
Il punto è prorio questo: o il Pd costruisce la propria identità e il proprio profilo come grande partito della sinistra riformista italiana, oppure quel grande partito prima o poi si farà comunque, con o senza gli ex democristiani che militano nel Pd e che pensano ancora di vivere a piazza del Gesù. Il partito dei cattolici democratici esiste già, si chiama Udc e ha le porte aperte per chi si ostina a pensare che il «cattolicesimo democratico» sia una posizione politica; tutti gli altri cattolici – la stragrande maggioranza – continueranno a scegliere tra la destra di Berlusconi e la sinistra di…
Fabrizio Rondolino, su Vanity Fair di oggi, per la rubrica Controcorrente.
del mondo veloce
Grazie al suggerimento dell’amica-collega Virginia, venerdì sera sono stata a vedere Ascanio Celestini in “La Pecora Nera”. Il commento è: da vedere da vedere da vedere.
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Si discute molto dell’elettroshock quest’anno. C’è stato un grosso convegno a Roma qualche mese fa, un dibattito in Senato, diversi commenti sulle pagine di Cultura del Corriere della Sera. L’amico google mi ha fatto leggere questo articolo.
Il comizio-riflessione che ho in testa da un po’ di tempo, invece, è questo qua:
Nel nostro mondo ad una dimensione anche il tempo scorre troppo in fretta o forse troppo lentamente, in entrambe le ipotesi è impossibile fermarsi. Per capire o ascoltare o riconoscere il disagio mentale bisognerebbe fermarsi. Noi non lo facciamo, nessuno lo fa e non ci insegnano neanche a farlo. Bisogna friggere il cervello a quelli che abbiamo lasciato indietro perchè noi andiamo troppo velocemente o a quelli che non vogliamo guardare perchè andando così piano abbiamo paura che fermarci ci perderebbe per sempre? Io non credo. Ma nel mondo specialista “dei problemi spostati nell’altra stanza” siamo arrivati all’unica scontata conclusione: chi può permetterselo -con i soldi- per ragioni di tempo e di spazio sposta i propri anziani, i propri malati, i propri matti, in clinica. Chi no -senza soldi si annullano le ragioni di tempo e spazio- si arrangia, si mangia o si fa mangiare. Non chiamatelo progresso. Chiudere i manicomi ci ha solo lavato la coscienza, altrimenti staremmo molto lontani da dove siamo adesso.
Di fatto non ci viene un’idea migliore, si aprono o si chiudono delle stanze: le case chiuse, le stanze del buco, i campi rom. Si aprono o si chiudono. Fuori non c’è il villaggio globale, c’è un accampamento mondiale. Anche noi, (no?), siamo un po’ accattoni della rete.
Mi ricordo un po’ a memoria un pezzo di testimonianza che si sente durante lo spettacolo: “Com’è possibile essere tristi stando al calore del sole o vedendo l’erba dei prati, com’è possibile? Lasciate a noi la tristezza, a noi che non usciamo mai e non sentiamo mai il sole e non vediamo mai il verde dei prati. Ecco questa è una poesia breve”. L’imprecisione della citazione va addebbitata all’imprecisione della mia memoria.
non guardarmi non ti sento
Andate a vedere “Il Divo” e restatene delusi, poichè è un film che va visto e se ne resta amaramente delusi per l’inopinata concessione al grottesco che rende superflua la restante ora e mezza di film e perchè in questo film non si empatizza con niente e con nessuno, né col regista né con Giulio. Tranne che con Cirino Pomicino e quasi ti chiedi perchè non mi fanno vedere questo eroe dei nostri tempi per tutto il film? Almeno lui è simpatico. Per questo e molte altre ragioni, il film è francamente, inaccettabile.
A questo punto se potete sopportare altre delusioni andate a vedere “Things we lost in the fire“, il titolo italiano è fuorviante. La sceneggiatura banale banale, i virtuosismi della Bier decisamente fuori posto (per essere più chiari: non necessitati dalla trama), Halle Berry bellissima, Benicio Del Toro grandioso.
marta vincenzi
Dopo lo scandalo dei Marta-boys il sindaco di Genova parla di politica, del futuro del Partito Democratico e della sua città.
L’intervista di Luca Rossi al sindaco di Genova Marta Vincenzi, dalle 16.30 su Nessuno.tv.









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