Paola's Weblog

eREDità

Pubblicato in il blog è mio, la revoluciòn, memoria, personale ma non troppo da paoladifraia il 31 Ottobre, 2008

Sono le 22.00 è venerdì e ho chiuso gli scatoloni da portare a Palazzo Grazioli. Qui ci sono un po’ di persone a cui voglio bene. Nessuno.tv porta a Red una bella dote: un gruppo che è felice di lavorare insieme.

Io c’ero quando Nessuno.tv era solo un’idea, c’ero ancora prima che nascesse, ero già a viale mazzini quando abbiamo iniziato Reporter e ControAdinolfi, in un certo senso tutti questi progetti mi hanno ereditata, di redazione in redazione, di trasloco in trasloco, di palinsesto in palinsesto, di ruolo in ruolo.

In bocca al lupo a tutti, a quelli che restano e a quelli che arrivano.

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lasciate in pace Kundera, per colpa di Antonello Venditti ancora ci chiediamo dove cada l’accento sul nome…

Pubblicato in geo&geo, la revoluciòn, memoria, politics&policy, ragione e sentimento, to read da paoladifraia il 27 Ottobre, 2008

Ho scoperto Milan Kundera nel 1990 leggendo L’immortalità. Da lì ho iniziato a leggere tutti gli altri e, dopo il primo, il mio preferito resta La vita è altrove.

Di seguito l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera di oggi a pag.28, di Bérnard-Henri Lévy sull’autore, che dice molto bene una cosa di cui sono fermamente convinta.

***

Quei nani contro il gigante Kundera
di BERNARD-HENRI LÉVY
27-10-2008

Non m’importa sapere se Milan Kundera è il giovane che, il 14 marzo 1950, si è presentato in un commissariato di Praga per denunciare un compagno d’università. Intanto, non ci credo. Francamente, non immagino l’autore di Amori ridicoli, se pur in un’altra vita, se pur nella sua preistoria, nel ruolo di delatore. Del resto tutto, in questa vicenda, ha il pessimo odore di una manipolazione grossolana: l’autenticità del documento esibito, che non è stata per niente accertata; il fatto che tale documento abbia tranquillamente dormito negli archivi della polizia cèca fino alla vigilia, guarda caso, dell’attribuzione del premio Nobel; lo strano atteggiamento, dunque, di una polizia che si sarebbe privata, quand’era onnipotente, di utilizzare questa terribile arma contro uno dei suoi avversari più visibili, e più imbarazzanti. In realtà, il problema non è questo. Non si tratta, non dovrebbe trattarsi, di disquisire su quei deficienti ai quali è bastato che si sventolasse sotto il loro naso un pezzo di carta con i caratteri tipografici «dell’epoca » perché se ne impadronissero e lo considerassero vangelo. Il problema è nella sollecitudine. Nell’agitazione febbrile dei giornali che, in tutto il mondo, si sono precipitati sulla magnifica occasione di andare a cercare uno scrittore che, molto spesso, non avevano trovato il tempo di leggere davvero; di prenderlo per il bavero e, al termine di un processo sommario, di addossargli una di quelle imputazioni retroattive che hanno sempre avuto la virtù di riempirli di gioia. Il problema, quello vero, è la loro gioia, l’entusiasmo, il compiacimento nella calunnia. Il problema è il piacere voluttuoso che si è percepito nella penna di tanti cronisti alla sola idea che uno dei più grandi scrittori viventi sia potuto essere, anche lui, un miserabile, un delatore, un imbroglione. Il problema è l’esultanza, ancora più oscena, che si è percepita nelle rare persone che di lui comunque avevano letto qualcosa e che hanno avuto la sensazione, all’improvviso, di aver trovato la chiave che faceva loro difetto, il pezzo mancante del puzzle, la ragione ultima e per forza decisiva perché nascosta, di quel testo di gioventù, di quella pagina rimasta enigmatica di un romanzo della maturità o, meglio, di certe particolarità biografiche che le innervosivano da così tanto tempo e che bruscamente trovavano la loro umana, troppo umana, spiegazione: il suo esilio, per esempio, la sua reticenza ad aderire, dopo l’esilio, a una qualsiasi parola d’ordine, comprese quelle della dissidenza… la scelta sospetta di scrivere in francese… il modo, quando tornava nel proprio Paese, di presentarsi in albergo sotto falso nome… il suo rifiuto delle interviste… Insomma, avrebbe dovuto dare l’allarme questo suo rifiuto di abbandonarsi anima e corpo alla curiosità, all’esigenza di verità e di trasparenza, alla volontà d’indiscrezione, che sono diventati il principio di quella che, al giorno d’oggi, viene chiamata intervista allo scrittore… e avrebbe dovuto mettere in guardia la sua mania, quando alla fine concedeva un’intervista, di riscriverla completamente, da cima a fondo, parola per parola: ma per cancellare cosa, santo cielo? Per neutralizzare quale oscuro, quale tenebroso segreto? Ebbene, ecco… adesso sappiamo… abbiamo capito, finalmente. Ah, che uomo malvagio! Che farabutto brillante! Grazie mille agli archivi della nobile polizia staliniana che ci hanno aiutato a veder chiaro… Un grande applauso al paziente lavoro della polizia del pensiero che ha saputo stanare la preziosa prova del reato, la lettera scarlatta, il processo verbale in cui nessuno sperava più… tutto accade… basta essere pazienti… si respira. Penso a Milan Kundera. Penso, sebbene non lo conosca molto, alla prostrazione che deve provare un gigante delle Lettere che vede spuntare, al tramonto della propria vita, una muta di nani carichi d’odio che pretendono di strappargli la maschera per potergli meglio sputare in faccia. Penso alla collera fredda ma impotente, alle parole che non servono a niente, ai comunicati stampa che bisogna pur fare, ma che, lo si sente, servono solo a darsi la zappa sui piedi. Penso al balletto ben noto della guerra letteraria dove si sa in anticipo che non ci sarà un secondo colpo, mai, e che, quando una rivista — che per una supplementare ironia della sorte ha la faccia tosta di chiamarsi Respekt — ha deciso di saldare un conto con te e di distruggerti, non hai altra risorsa se non quella di incassare, chiuderti in te stesso e decidere di vivere, per il resto dei tuoi giorni, con un’ombra infame che nemmeno è la tua. Ma penso anche all’ epoca, stavolta la nostra, che rende possibili simili imprese. Osservo quest’epoca abietta che del «divieto di ammirare» ha fatto il proprio slogan più sonoro e dove regnano spirito di vendetta, risentimento, odio infantile verso gli scrittori e, al di là, verso tutto ciò che è grande. E mi dico che il nostro spirito del tempo è ben triste se si vanta della sua attitudine a criminalizzare, squalificare, sporcare quello che non capisce e lo sorpassa. Per fortuna, ci sono i libri, che sopravvivono — è un’altra legge — agli scorpioni della delazione generalizzata. (traduzione di Daniela Maggioni)

persa in diretta

Pubblicato in Uncategorized da paoladifraia il 24 Ottobre, 2008

Persa in diretta, poteva andare così ma non è stato perchè con me ho avuto ogni giorno una squadra di persone che, con un’espressione un po’ retrò, “piove o tira vento” tutte le sere erano lì per far partire la diretta. L’infaticabile Giampà che non facciamo il conto di quanti ospiti ha trovato tra telefonate e studio. Tutti i colleghi di redazione che ogni sera a turno si sono sorbiti le mie interviste, alcuni fortunati hanno assistito anche a scene esilaranti, Barbara e tutte le pillole di Camere Aperte che le ho rubato…tutti e veramente tutti i ragazzi di produzione che sono stati lì dietro la telecamera, che ho inseguito per i titoli del tg3, gli rvm dell’ultimo minuto, l’allestimento del set con un ospite-con due ospiti-con uno tutti ostaggio degli imprevisti dei lavori parlamentari. Il mitico Bob, il Di Lolli, Amato. E special guest star il mio fonico che ha veramente compiuto la traversata del deserto per microfonarmi in una quantità assurda di mise talvolta davvero improbabili.

Io forse non l’ho detto abbastanza spesso, ma mi sono divertita e senza di loro Presa Diretta sarebba stata persa in diretta quindi devo a tutti i miei colleghi davvero tanto.

equilibrismi

Pubblicato in geo&geo, made in italy da paoladifraia il 23 Ottobre, 2008

RAI: PETRUCCIOLI; ECCO DATI SU POLITICI NEI TG / SCHEDA
(ANSA) – ROMA, 22 OTT – Ecco i dati sulla presenza del governo e delle forze politiche di maggioranza e di opposizione nei tg della Rai a cura dell’Osservatorio di Pavia diffusi oggi dal presidente della Rai Claudio Petruccioli. Riguardano il tempo totale e il tempo di presenza (o tempo gestito direttamente – tgd – cioé interventi in voce) per l’insieme di tutte le edizioni dei telegiornali, poi distinti per testata ed evidenziando quelli di prime time. Sono raggruppati in due periodi: dall’1 giugno al 31 agosto e dall’1 settembre al 17 ottobre; vale a dire l’avvio della nuova legislatura e la ripresa dopo la parentesi estiva. “A differenza di altre volte – spiega il presidente Rai – ho stralciato dal totale dei tempi riservati alla informazione politica quelli occupati dalle cariche istituzionali (Presidenze della Repubblica, della Camera e del Senato) e da altri soggetti. Ho invece considerato e fatto 100 solo con i tempi riservati al Governo, alla maggioranza e alla opposizione. In tal modo risultano più chiare le grandezze e i rapporti reciproci”. Ecco il quadro: 1 giugno-31 agosto – Tutte le testate, tutte le edizioni: tempo totale Gov. 53,5 – Magg. 13,6 – Opp. 32,9; Tempo presenza Gov. 44,4 – Magg. 18,5 – Opp. 37,1 – Tg1: tempo totale Gov. 53,3 – Magg. 14,0 – Opp. 32,7; Tempo presenza Gov. 43,8 – Magg. 19,5 – Opp. 36,7. – Tg2: tempo totale Gov. 60,5 – Magg. 13,4 – Opp. 26,1; Tempo presenza Gov. 57,7 – Magg. 18,3 – Opp. 24,0. – Tg3: tempo totale Gov. 47,0 – Magg. 12,9 – Opp. 40,1; Tempo presenza Gov. 33,6 – Magg. 17,0 – Opp. 49,4 – Tutte le testate: prime time, tempo totale Gov. 48,5 – Magg. 13,8 – Opp. 37,7; Tempo presenza Gov. 41,8 – Magg. 16,9 – Opp. 41,3. – Prime time: – Tg1 Tempo totale Gov. 47,6 – Magg. 14,7 – Opp. 37,7; Tempo presenza, Gov. 41,5 – Magg. 17,4 – Opp. 41,1 – Tg2: Tempo totale Gov. 57,7 – Magg. 13,7 – Opp. 28,6; tempo presenza Gov. 53,2 – Magg. 17,1 – Opp. 29,7. – Tg3: Tempo totale Governo. 42,0 – Magg. 13,1 – Opp. 44,9; Tempo presenza Gov. 33,4 – Magg. 16,4 – Opp. 50,2 – Periodo 1 settembre – 17 ottobre Tempo totale, tutte le edizioni, tutte le testate : Gov 54,5 – Magg 12,4 – Opp. 33,1; Tg1: tempo presenza Gov. 45,7 – Magg. 17,2 – Opp. 37,1. – Tg1: Tempo totale Gov. 54,5 – Magg. 13,1 – Opp. 32,4; Tempo presenza Gov. 44,8 – Magg. 18,0 – Opp. 37,2. – Tg2: tempo totale Gov. 64,5 – Magg. 11,9 – Opp. 23,6; Tempo presenza Gov. 64,7 – Magg. 14,8 – Opp. 20,5 – Tg3: tempo totale Gov. 45,4 – Magg. 11,8 – Opp. 42,8; Tempo presenza Gov. 32,2 – Magg. 17,4 – Opp. 50,4 – Prime Time: Tutte le testate tempo totale: Gov. 47,7 – Magg. 13,2 – Opp. 39,1; Tempo presenza Gov. 41,6 – Magg. 16,5 – Opp. 41,9. – Tg1: Tempo totale Gov. 46,7 – Magg. 14,0 – Opp. 39,3; Tempo presenza Gov. 40,9 – Magg. 16,7 – Opp. 42,4 – Tg2: Tempo totale Gov. 58,8 – Magg. 12,3 – Opp. 28,9; Tempo presenza Gov. 59,0 – Magg. 15,2 – Opp. 25,8 – Tg3: Tempo totale Gov. 39,9 – Magg. 12,9 – Opp. 47,2; Tempo presenza Gov. 29,8 – Mag. 17,1 – Opp. 53,1. (ANSA).

RAI: PETRUCCIOLI,DATI EQUILIBRATI MA NON QUELLI DI TG2 E TG3(2)
ROMA
(ANSA) – ROMA, 22 OTT – Il presidente, che chiede “una tempestiva correzione”, dice di “considerare solo i dati dei telegiornali perché intorno a questi sono corsi negli ultimi giorni numeri non sempre esatti e spesso confusi”. Esamina solo i tg perché “approcci che mettono insieme le trasmissioni della Rai e quelle di Mediaset – a suo avviso – sono privi di ogni serietà”. Petruccioli spiega nelle sue comunicazioni al Cda che nei due periodi “i dati restano costanti secondo le diverse testate e le diverse edizioni. Segno che gli orientamenti delle direzioni e delle redazioni sono non occasionali ma frutto di scelte consapevoli”. Nel dettaglio “la media/Rai vede governo e maggioranza oscillare fra un massimo di 66,9 (tempo totale di tutte le edizioni) e un minimo di 58,1 (‘tempo presenzà nelle edizioni del prime time). In modo complementare, l’opposizione oscilla fra un minimo di 33,1 (tempo totale di tutte le edizioni) e un massimo del 41,9 (‘tempo presenzà nelle edizioni del prime time”. Rileva che “il tempo di governo+maggioranza tocca il massimo sul complesso delle edizioni e scende al minimo in quelle del prime time; è massimo nel tempo totale e minimo nel tempo presenza. Il contrario avviene per la opposizione”. Sottolinea in sostanza che “anche a voler assumere lo schema dei tre terzi (e voi sapete che io non l’ho mai considerato un criterio valido e fondato) i limiti verrebbero, nella programmazione complessiva della informazione Rai, rispettati”. Al contrario, sostiene Petruccioli “molto forti sono, però, gli squilibri fra le testate. Mentre il Tg1 si mantiene accostato alla media generale, il Tg2 e il Tg3 se ne allontanano in modo vistoso. Il primo a vantaggio del governo; il secondo a vantaggio dell’opposizione. Il Tg2 tiene il tempo dedicato alla opposizione sempre sotto il 30% e talvolta (‘tempo presenzà nel prime time dall’1 settembre al 17 ottobre) lo abbassa fino al 20%. Il Tg3 divide il tempo quasi sempre in parti eguali fra opposizione da una parte e governo+maggioranza dall’altra; nello stesso periodo 1 settembre-17 ottobre, nel prime time fa registrare però un 53% per l’opposizione contro un 47% per gli altri. In una certa misura – l’ho detto altre volte – le differenziazioni fra le testate oltre a corrispondere alla loro autonomia e al criterio del pluralismo, sono anche editorialmente opportune e utili. In questo caso, però, si raggiungono livelli che superano largamente la fisiologia e che richiedono una tempestiva correzione”. Tanto più se paragonati agli stessi periodi del 2006 “confrontabili perché anche in quel caso eravamo all’inizio di una legislatura”. Il tempo del governo oscillava fra il 43% e il 53%. Anche allora la quota più alta è stata raggiunta nel tempo totale di tutte le edizioni, si riduceva nel tempo totale delle edizioni prime time, e tocca il livello più basso (mai, però, sotto il 40%) nel ‘tempo presenza’ di queste stesse edizioni”. Inoltre il tempo governo+maggioranza supera in alcuni casi il 70% e non scende comunque mai sotto il 60% e il tempo della opposizione anche due anni fa presentava lo stesso andamento con oscillazioni in alto e in basso. Più contenute, tuttavia di quelle odierne: non si scendeva mai sotto il 25% e non si andava mai sopra il 40%. Spiega il presidente che “anche due anni fa il Tg2 e il Tg3 si scostavano in modo sensibile rispetto alla media/Rai; ma meno di quanto registriamo oggi”. Comunque a suo avviso “sono unilateralità gravi che devono essere eliminate”.(ANSA).

c’è chi ci è e chi ci fa

Pubblicato in geo&geo, i signori della terra, lifestyle, made in italy, politics&policy da paoladifraia il 23 Ottobre, 2008

[...] Beyond the theatrics and locker-room humor for which Italy both loves and hates him, the remark reflected a reality: Mr. Berlusconi, 72, is riding high, his power and influence greater than ever. The reason: this man with an already unparalleled position at the center of the nation’s economy and politics now stands to control billions of dollars in public money to bail out private companies should they need it, and they probably will.

This further expansion of Mr. Berlusconi’s power, which some here attack as dangerous and others hail as necessary in difficult times, bears out a common saying here: there are two kinds of Italians, those who work for Berlusconi and those who are about to. -The New York Times

you, red

Pubblicato in dì qualcosa di sinistra, la revoluciòn, made in italy, politics&policy da paoladifraia il 20 Ottobre, 2008

Weltroni va da Fazio a ribadire felice che la manifestazione annunciata 5 mesi fa si farà ma che Di Pietro è un traditore e Fassino a Crozza Italia si becca un’anteprima del TGRED. Decidete voi chi ha vinto, io una mia idea ce l’ho.

Il nuovo riformista nell’ultima pagina ha le previsioni del tempo e l’oroscopo ma senza firma.

Che lo scrive il direttore?

senti chi guarda

Pubblicato in geo&geo, la revoluciòn, lifestyle, politics&policy da paoladifraia il 15 Ottobre, 2008

BERLINO - I fischi e gli ululati del pubblico contro il 29enne regista tedesco Michael von zur Muehlen a tratti hanno persino coperto la musica. È successo a Lipsia, città natale di Richard Wagner, durante la messa in scena della versione-trash de «Il vascello fantasma». A scatenare l’ira degli spettatori della prima (e unica serata, le repliche sono state sospese), le brutali immagini proiettate in sala, con cani che si sbranavano e vitelli e manzi abbattuti mentre dall’alto piovevano dollari e una spogliarellista eseguiva uno strip-tease. La rivisitazione trash dell’opera wagneriana «Der fliegende Holländer» («L’olandese volante») intitolata anche «Il vascello fantasma» non è stata apprezzata dal pubblico di Lipsia: alcuni spettatori hanno addirittura lasciato in anticipo il teatro sbattendo fragorosamente le porte. Corriere.it

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Le novità a tutti i costi hanno sempre un costo.

domande sulla crisi (1)

Pubblicato in geo&geo, la revoluciòn, made in italy, politics&policy da paoladifraia il 14 Ottobre, 2008

Qualcuno sa spiegarmi l’utilità presente passata e futura delle società di rating?

Proponiamo una controriforma, dalle pagelle ai giudizi?

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onorabilissimi

Pubblicato in i signori della terra, la revoluciòn, made in italy, ragione e sentimento da paoladifraia il 14 Ottobre, 2008

Dopoo Gianni Letta, nominato gentiluomo del Papa, Roberto Maroni è diventato, ieri, Cavaliere del Sacro Ordine Piano. Benvenuti nella nostra Terza Repubblica.

pillole di saggezza del venerdì

Pubblicato in i signori della terra, made in italy, politics&policy da paoladifraia il 10 Ottobre, 2008

Le riflessioni della settimana trascorsa:

Non si può scambiare il dialogo con il fairplay.

Che il prezzo del petrolio scenda non è un buon segnale.

La riflessione della settimana entrante:

Viaggeremo con la Nuovo Trasporto Viaggiatori.

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[...] Il progetto e l’assetto societario di Ntv, dunque, sono ormai definiti: Mdp Holding (la società di Montezemolo, Della Valle e Punzo¹) ha il 38,4%, Intesa San Paolo (con Imi investimenti) ha il 20%, Generali Financial Holdings un altro 15%, Bombassei il 5%, la società dell’Ad. Giuseppe Sciarrone¹ l’1,6%. E poi – per l’appunto – ci sono i francesi di Sncf, con un 20% (e due consiglieri di amministrazione), quota che non crescerà, ha tenuto a ribadire il presidente dei chemins de fer, Guillaume Pepy, rassicurando chi – come il senatore Roberto Castelli della Lega ma anche il presidente della commissione Lavori pubblici Luigi Grillo¹ – avevano paventato un’invasione d’oltralpe sulle uniche rotte redditizie della nostra rete ferroviaria. Anzi – ha chiarito Pepy – «il gestore è e resta Ntv, di cui noi siamo solo un partner». Peraltro Ntv ha anche chiarito che il nulla osta del governo all’operazione è stato dato proprio sul presupposto che il partner straniero non superasse il 20% del capitale e che questa istanza è stata pienamente recepita nell’accordo con i francesi. – Raffaello Masci La Stampa

[...] Perfetta maschera partenopea che potrebbe sgusciare da una commedia di Eduardo Scarpetta o di suo figlio Eduardo De Filippo, Gianni Punzo, un po’ per abitudine un po’ per vezzo, parla un dialetto stretto e a mitraglietta, per cui all’inizio Renzo Piano non lo capiva. Oggi, dimenticato l’incidente che lo portò in prigione per presunte e mai provate collusioni con il clan Alfieri (“Niente mi appaura, neanche la camorra – dice – perché chi non semina chiodi può anche andare scalzo”) s’ intende con tutti quelli che vagheggiano l’altra Napoli qui e fuori di qui.

Luca Montezemolo lo ha accolto in “Charme”, la società di investimenti fondata con Diego Della Valle, con Deutsche Bank, Unicredit e Monte dei Paschi, ed è a sua volta entrato nella Banca Popolare Sviluppo, fondata da Punzo con la consulenza di Pellegrino Capaldo, grande giurista ed ex presidente del Banco di Roma. Alessandro Profumo lo segnala come inventore di un modello da realizzare in altre parti d’ Italia e da esportare nel mondo. Ambrogio Prezioso, presidente dell’Associazione dei costruttori, lo invidia perché riesce “a fare”, mentre per colpa della politica a Napoli giacciono nei cassetti almeno trenta progetti che sarebbero subito realizzabili. Ma non saranno anche i costruttori napoletani che non riescono a “pensare in grande”, come sospetta lo stesso Punzo, il quale maledice i 60 mila miliardi che piovvero in Campania dopo il terremoto e furono dispersi in mille rivoli di cemento? Persino il cardinale Crescenzio Sepe, giunto qui da sei mesi, dopo aver organizzato in Vaticano i grandi eventi papali e diretto “Propaganda Fide”, sembra fare l’identikit dell’ex pannazzaro quando, all’unisono col presidente Napolitano e – come assicura – dopo aver informato Papa Ratzinger, accusa la politica per le grandi “incompiute” napoletane, prime fra tutte le riqualificazioni congelate di Bagnoli e di Napoli Est, già all’ordine del giorno ai tempi di Chinchino Compagna, politico repubblicano e intellettuale della migliore napoletanità. “Non si poteva evitare almeno di vendere al Nord il Banco di Napoli, che oggi si chiama San Paolo-Banco di Napoli? “, lamenta l’arcivescovo che di economia non è digiuno.

Per fortuna, Corrado Passera ha già promesso almeno una prossima revisione del logo, che diventerà “Banco di Napoli” e in piccolo “Gruppo Intesa”, per evi- tare che chi telefona e chiede “Banco di Napoli?” si senta rispondere “No, qui San Paolo”. Conclamato deficit di classe dirigente votata alla modernità segnalato dal capo dello Stato come dall’arcivescovo, o piuttosto Beresina della politica dopo una stagione di speranza rinascimentale indotta con abilità mediatica dal primo Bassolino sindaco, che ha consolidato la “crosta cattiva” della città, come la chiama monsignor Sepe? Francesco Saverio Nitti, all’inizio del secolo scorso, ci mise meno di un decennio a ridisegnare urbanisticamente l’area occidentale, il porto, a industrializzare l’area orientale. – Alberto Statera, la Repubblica

¹link ipertestuale aggiunto da me.