Paola's Weblog

love is…

Pubblicato in il blog è mio, lifestyle, memoria, personale ma non troppo, ragione e sentimento da paoladifraia il 29 Novembre, 2008

Tutti i giorni qualcuno scrive articoli più o meno gustosi sul mondo dei social network. Il primo che ho letto me lo ricordo perchè dava man forte alla mia preventiva avversione per queste forme di comunicazione moderna: era un lungo articolo del New Yorker sulla morbosità di Twitter. L’ultimo me lo sono letto ierisera, su Elle, mentre aspettavo il treno (del post di cui sotto). Ci sono articoli che parafrasano il gruppo “Che mi aggiungi a fare su facebook se poi per strada non mi saluti” e quelli che descrivono il ”faccio cose vedo gente” nelle più estreme forme di virtual simbiosi.

Sono una persona curiosa e all’ennesimo invito ricevuto da amici più o meno lontani, pure io mi sono iscritta nel libro delle facce, ho preso contatto con persone che avevo perso di vista, le mie amiche del liceo e dell’università, colleghi di lavoro passati, presenti e magari anche futuri…

Però lanciarmi nella rete del networking non fa per me. Non so resistere alla tentazione di scoprire quale filosofo francese o tedesco mi rappresenti o che tipo di barbie o personaggio dei puffi potrei essere, per non parlare del narcisismo/masochismo di caricare foto diacronicamente autobiografiche, mi premuro di conoscere quantomeno personalmente le persone che hanno accesso alla mia pagina. E forse questo è un pelino più esibizionista che non renderla visibile a tutti. Quanti gradi di separazione necessita la visione di com’ero a tre anni?

E poi ci sono gli articoli nostalgici, su noi ragazzi nati negli anni settanta che usavamo la penna a otto colori e attaccavamo gli adesivi sul diario. Noi non mandavamo sms ma scrivevamo bigliettini, usavamo i gettoni e le cabine telefoniche ed ho sempre pensato che quello era il mondo che avrebbe salvato le nostre relazioni…poi ho trovato questi adesivi in una scatola e forse siamo rimasti io e il mio amico Dea a sorridere di certi concetti un po’ retrò, basta non prendersi troppo sul serio…

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trenitalia social club

treno

Non siamo minatori qui. Essere pagati per fare un lavoro che ho sempre voluto fare (certo nella mia testa quello che voglio fare da grande è quasi quello che faccio, ma molto più bello) è un privilegio enorme anche se manda sistematicamente il conto in rosso. E diciamo pure che ho proprio voglia di lamentarmi: c’è una discreta dose di seccature a cui riesco a fare fronte mentre basta una conversazione banale a guastarmi la giornata. Essere consapevoli della crudeltà dei dettagli forma il carattere, e va bene…

Poi arriva un venerdì piovoso di novembre e ti dici che se tutti i colonnelli sono convinti di salvare il mondo puoi anche lasciarli fare, hai fatto pure in modo che prendessero la loro quotidiana dose di applausi.

E che cosa ti impedisce di decidere, lì su due piedi, di prendere il primo treno in partenza e andare a festeggiare il compleanno della mamma? Si tratta di Roma-Napoli mica di Berlino Bangkok…

Roma-Napoli con l’alta velocità si fa in un’ora e mezza. La prima classe costa 50 euro. Metti che hai lavorato quasi tutti i week end dal 20 agosto in qua, ché non te lo meriti un viaggio confortevole di un’ora e mezza verso casa? No. Non te lo meriti. Adesso capisci perchè i buddisti vanno avanti l’intera giornata salmoidiando (concetto che ti fa orrore) per combattere le rughe e lo stress della vita moderna.

Non metterti in viaggio se piove, non se Trenitalia ha deciso che la tratta Milano-Napoli è afflitta dagli stessi problemi della Pechino-Lhasa. L’eurostar 9445 Altavelocità diretto a Napoli (no fermt. intermed. come scrivono sul tabellone) delle 20.45 è arrivato a Roma alle 23.20 e a Napoli (termine corsa del treno, come ti dice la voce gracchiante) alle 00.50, “per avverse condizioni meteo ci scusiamo per il ritardo” pronunciato tutt’una parola. Poi mi spiegheranno perchè mentre in una sala d’aspetto in cui su un monitor piccolissimo vedevo accrescersi il ritardo di 10′ in 10′ -perchè mica te lo dicono subito che devi aspettare due ore, hai visto mai che ti venisse l’ansia o la malaugurata idea di salire sull’espresso per Reggiocalabria- il treno eurostar proveniente da Bolzano arriva in stazione con soli venti minuti di ritardo.

E perchè nella dannatissima sala d’aspetto non si sentono gli annunci dei treni in arrivo o in partenza ma devi fissare il maledetto monitor a righe fitte fitte, che ogni cinque secondi aggiorna la pagina. Che cos’è un test psicometrico creato dagli oculisti della Nasa? E io ci vedo bene… E vedo chiaramente che le uniche persone che non se ne vanno o sono i miei futuri compagni di viaggio o dei malintenzionati frequentatori della Stazione Termini.

Anche se, quando mi sono trovata davanti un Hare Krishna vestito di pail ho pensato di essermi addormentata in redazione e aver fatto un brutto sogno. Un Hare Krishna vestito di pail non l’avevo mai visto. Sii orgoglioso delle tue scelte di vita e vestiti di cotone e sandali come i francescani  ed i turisti tedeschi in dicembre! La tunica arancio di pail è una cosa che nemmeno bisognerebbe produrre, figuriamoci indossare.

A quel punto ho rivalutato il vestito di tulle grigio con rouches di Caroline Herrera, nella pagina della mia rivista.

Grazie davvero Trenitalia. Un week end a Napoli mi costa quasi 100 euro di treno, compresa l’ebrezza di un treno pendolari a Bogotà.

No, ma preoccupatevi dei treni di lusso eh, che ce n’è gran bisogno…mi raccomando, concentratevi sui treni di lusso. Che io non vedo l’ora di spendere 150 euro per fare Roma-Napoli, quando fuori c’è il sole. Però, quando piove, bisognerebbe trovare un modo per farlo con le gondole.

comizio filmico – per oggi è meglio congedarci raphael

Pubblicato in lifestyle, personale ma non troppo, politics&policy, ragione e sentimento da paoladifraia il 28 Novembre, 2008

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Dopo che in questa settimana la sinistra italiana ha discusso della vittoria di Luxuria al reality, che il Vaticano lancia lo scoop di Gramsci che si converte in punto di morte, che il governo ha varato la social card da 40 euro al mese spiegandoci che dobbiamo stare tranquilli perchè i soldi che abbiamo ci bastano eccome, che fai? Ti metti su il dvd di Così lontano Così vicino

Voi, voi che noi amiamo

voi non ci vedete, non ci sentite,

ci credete molto lontani eppure siamo così vicini.

Siamo messaggeri che portano la vicinanza a chi è lontano,

siamo messaggeri che portano la luce a chi è nell’oscurità,

siamo messaggeri che portano la parola a coloro che chiedono.

Non siamo luce, non siamo messaggio.

Siamo i messaggeri.

Noi non siamo niente.

 Voi siete il nostro tutto.

Per oggi è meglio congedarci Raphael…

in difesa del Dottor Christian Troy il bel chirurgo plastico di Nip/Tuck

Pubblicato in lifestyle da paoladifraia il 26 Novembre, 2008

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Non capisco perchè gli sceneggiatori di questa fantastica serie abbiano deciso che il personaggio donnaiolo impenitente debba subire, come punizione divina, tutte le sfighe della terra.

Al dottor Troy viene costantemente rimproverato di ragionare coi testicoli. Eppure nella sua biografia ci sono le violenze sessuali subite dal suo patrigno, l’illusione di una paternità fasulla e la scoperta di una paternità negata perchè il suo migliore amico, l’impagabile (co-protagonista) dottor Sean è stato giudicato infinitamente più adatto come padre e come compagno.

Nelle quattro serie di Nip/Tuck che ho visto io, il volto umano del Dottor Troy viene pagato al prezzo di schiaffoni micidiali ricevuti da tutti gli altri personaggi. Mentre il bravo Dottor Sean compie ogni nefandezza mantenedo l’aspetto di persona per bene.

Ma non si può proprio evitare questa visione calvinista delle relazioni?

Comizio

Pubblicato in dì qualcosa di sinistra, la revoluciòn, made in italy, politics&policy, ragione e sentimento da paoladifraia il 26 Novembre, 2008

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Adesso è molto di moda dire che i sindacati abbiano esaurito il loro ruolo, che devono reinventarsi ed affrontare le nuove sfide della vita moderna, che in generale – e la Cgil in particolare – siano di ostacolo al progresso dei lavoratori italiani, alla produttività, all’innovazione. Bene, molto bene. Peccato che ripeterlo in continuazione servirà solo a creare un vuoto che verrà riempito da Confindustria o dalle corporazioni.  E nemmeno a vendere una copia di giornale in più o a strappare un punto di share all’auditel.

Adesso la sinistra tutta, poi, ha scoperto che non guardare i reality porta sfiga. Che è meglio vincere tanti soldi in un quiz a premi o qualsiasi cosa l’industria culturale moderna decida di imporre (che siano i reality od un prodigioso torneo di poker). Che idea geniale giocare al ribasso con la propria storia. Quando poi si sente dire che di quella storia non se ne capisce più l’utilità, come dare torto…alla destra?

E infine, proprio non mi piace che ormai si faccia a gara a sdoganare gli anni ‘80 e ‘90 o giù di lì. Non c’è bisogno che piovano pallottole per chiamarli anni di piombo.

semplificazione

Pubblicato in lifestyle, politics&policy, usa da paoladifraia il 17 Novembre, 2008

vignetta

Da “You’re fired” a “You’re simplified”, per licenziare in America hanno deciso di semplificare le cose…

per carità di patria

Pubblicato in made in italy, politics&policy, ragione e sentimento da paoladifraia il 17 Novembre, 2008

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ROMA (17 novembre) – Alitalia ha debiti per 2,3 miliardi, inclusi i 300 milioni di prestito ponte concesso dal governo Prodi. Che, risarcibili per ultimi, rischiano di divenire onere sociale, cioè a carico dei cittadini. A dirlo è il commissario Augusto Fantozzi. Il quale ha indicato in «quasi 2 miliardi» i debiti verso creditori ordinari e fornitori. Dei quali «ho una parte – ha detto – che spero la più alta possibile, dipende dalla trattativa con Cai». Fronte sul quale Fantozzi però ha fatto professione d’ottimismo: «Sarà una settimana decisiva, spero riservi solo sorprese piacevoli. Credo che entro metà si vedrà un bel sereno». Per aggiungere poi esplicitamente: «In settimana chiudiamo», visto che «la perizia del mio advisor mi dice che il valore giusto non è lontano da quello offerto».

Sui conti, Fantozzi ha precisato poi che sono gli interlocutori italiani i più aggressivi: «Debitori che non pagano, aeroporti che cercano di sequestrarci gli aerei, Eni che minaccia di non farci volare se non paghiamo la benzina. Situazione da “fratelli coltelli”». (Il Messaggero)

 

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Quando l’italianità ha davvero un valore…l’orgoglio di mantenere una compagnia di bandiera si scontra con l’urgenza dei creditori di passare alla cassa. Crediti che si risarciscono con le tasse degli italiani e con i tagli degli italianissimi lavoratori Alitalia.

 

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Pubblicato in geo&geo, made in italy, politics&policy da paoladifraia il 12 Novembre, 2008

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ROMA – Blitz dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico a Malagrotta, Roma, dove è stato sequestrato il nuovo inceneritore dela discarica in quanto privo della certificazione di prevenzione incendi e non rispondente ad altri requisiti di legge. Il provvedimento è stato deciso dal gip di Roma, dopo gli accertamenti del Noe. Due le persone indagate: il presidente del Co.la.ri (Consorzio laziale rifiuti) che gestisce Malagrotta, Manlio Cerroni e il vice del consorzio. L’inceneritore (definito tecnicamente «gassificatore») brucia i rifiuti sotto forma di cdr (combustibile da rifiuti), sistema di smaltimento che permette il contenimento dei volumi e la produzione di energia elettrica; doveva essere inaugurato il 13 novembre, ma era di fatto già attivo. (Corriere.it)

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Chiamiamolo pure “Campanilismo” di ritorno. Mentre un piccolo pulmino mi portava dall’areoporto di Venezia ad Asolo , un posto bellissimo che non conoscevo, guardando fuori dal finestrino mi sono ritrovata di fronte uno striscione NO ALL’INCENERITORE, attaccato al cancello del sagrato di Riese Pio X, in provincia di Treviso.