ma che idea…
Qualcuno dice che Yahoo potrebbe comprarsi il New York Times. Così (via Repubblica) ho trovato questo blog.
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Ah, The Old Yahoo-Gawker-NYT-Microsoft-Twitter-Tie-Up, Eh? (YHOO)
In an open letter to new Yahoo CEO Carol Bartz, Piper Jaffray Analyst Gene Munster outlined a four-part plan turning around the company. As paraphrased by Tech Trader Daily:
- Outsource search to Microsoft. “Search has never been a core competency for Yahoo, and outsourcing will both generate shot-term cash and allow Yahoo to focus on content.”
- Acquire a major print news company with global scale and stature in addition to a blog network experienced in creating short content to generate significant page views. In particular, he says that the New York Times (NYT) and Gawker Media would fit this profile. “These content acquisitions would allow Yahoo to own and distribute a collection of the best content on the Web in addition to generating short-form content to maximize page views and stickiness.”
- Acquire micro-blogging and social feed aggregation technology companies, like Twitter or FriendFeed. “The goal of these social broadcasting acquisitions is to help users share and create Yahoo content.”
- Focus on producing and sharing the best content on the Web.
We asked Gawker Media owner Nick Denton what he thought of the idea. “Sounds like a polygamous marriage made in hell,” he said. Snarky!
(But also true.)
See Also:
Yahoo CEO Bartz Will Announce Plan Tomorrow? No Way (YHOO)
rachida

Se si potesse votare per la Première Dame io avrei votato per lei. Certo nei panni di Carla Bruni mi sarei sposata il Presidente, avendo già utilizzato buona parte della mia immaginazione per costruirmi una carriera artistica come cantante…
“Cinq jours après avoir donné naissance à la petite Zohra, Rachida Dati avait rejoint, mercredi, les rangs du gouvernement pour le premier conseil des ministres de l’année, avant d’assister à plusieurs cérémonies dont la rentrée solennelle de la Cour de cassation où le président Nicolas Sarkozy a présenté un projet de réforme de la justice.
Ce retour express, alors que le congé maternité est de 16 semaines en France, a suscité une polémique que le porte-parole du gouvernement, Luc Chatel, a tenté de clore en mettant en avant “le droit des uns et des autres de vouloir concilier sa vie familiale et son engagement professionnel”. – Le Monde.fr
nuova rubrica: ma facebook che vuole da me?
Facebook è ormai pieno di utenti. Molti utenti si sono lamentati che Facebook stia diventando molto lento. La ragioni di ciò è che ci sono troppi utenti di Facebook che non sono attivi.
Manderemo questo messaggio a tutti gli utenti, per vedere se gli utenti sono attivi o meno.
Se sei un utente attivo per favore invia questo messaggio ad altri 15 tuoi amici, usando il Copia/Incolla, per mostrare che sei attivo.
Coloro che non invieranno questo messaggio entro 2 settimane, si vedranno il proprio account cancellato senza alcuna esitazione per creare nuovo spazio.
Se su Facebook ci saranno ancora troppi iscritti, chiederemo gentilmente dele donazioni a chi le voglia fare, ma sino ad allora fate circolare questo messaggio a tutti i vostri amici, sia per tenerli informati sia per mostrare che sei un utente attivo cosicché il tuo account non verrà eliminato.
Ma che facebook non ha mai sentito parlare di sovraffollamento del pianeta? Credeva davvero che all’altro mondo (quello virtuale, per carità) si stesse più larghi? Anche il surriscaldamento globale è causato (in parte, per carità) perché siamo in troppi a respirare, e io scommetto che l’esorbitante numero di cinesi (per carità e in parte) che viene propagandato sia comunque frutto di errata trascrizione…sia come sia…in questo caso si impone un problema di coscienza.
Passi per tutte le clausole sulla privacy a cui acconsenti, con annessa catena di Sant’Antonio a tutta la lista contatti (io per par condicio alfabetica una volta comincio dall’alto e un’altra dal basso), pur di scoprire quale reincarnazione di diva degli anni ’30 resta perfettamente celata nel tuo corpo ma che la tua anima sicuramente rivela. Nel mio palmarès personale sono Kant tra i filosofi tedeschi, Voltaire tra quelli francesi, la reincarnazione di Audry Hepburn ma anche Eva Longoria di Desperate Housewife (in mezzo ahinoi sono passati gli anni ’80), Carrie Bradshow, Napoleone, Maria De Filippi, Dea delle dee di Pollon, Gargamella, e sì sono molto cattiva al quiz sei cattivo, e uragano in quale disastro ti rappresenta…nonché la personificazione di venere nel test quanto sei donna. Ogni tanto guardo la voce “crea il tuo test” con sadica tentazione: potrei creare il “conosci la raffinata arte di rompere sublimamente le scatole?” e per fortuna non ho il tempo per raffinare né l’una né l’altra (mi riferisco alla sublimazione).
Perché insomma, oltre a tutte le foto non proprio riuscite in cui vieni taggata, nonché quelle che hai impavidamente messo su quando soffrivi di una orribile amnesia che ti ha fatto dimenticare che photoshop esiste, una ragazza deve pur darsi un tono e non può essere solo Gargamella al quiz “Che puffo sei?”
Che poi, nel mio caso, si spiega benissimo perché non sono Grande Puffo: quello era uno psicopatico new age, difficile convincermi a campeggiare in un fungo nel bosco, per quanto il “castello” di Gargamella sia a dir poco fatiscente, ma per lavoro io so adattarmi, in quel caso sarei in missione…
Poi mi arriva un messaggio (quello all’inizio del post) inquietante di facebook e mi chiedo: che cos’è uno scherzo? Dopo la fatica che uno ha fatto a scansionare foto ridicole, e a convincersi che un mezzo usato prevalentemente dagli adolescenti americani sia (oh my god) “una figata”…. nel dubbio una inoltra scorata e dimostra di essere attiva, e facciamo finta che l’orrore semantico sia solo il figlio indegno di sciagurata traduzione. Perché le catene via mail le distruggo senza pietà ma la cancellazione della mia identità virtuale beh, quella io l’ho creata e io la distruggo (varianti raffinate usavano minacciare alcuni genitori quando eravamo bambini).
90 anatre

Novanta anatroccoli sono scomparsi nelle acque in cui si getta il colossale ghiacciaio di Jakobshaven, in Groenlandia, lo stesso da cui si staccò l’iceberg che affondò il Titanic. E anche la loro sorte, proprio come quella del Titanic 97 anni fa, è diventata un enigma. C’è perfino chi pensa che possano averli rapiti i russi, le spie eredi del Kgb. Perché anche se sono gialli e paffuti, con il becco arancione e gli occhioni spalancati, i 90 piccoli palmipedi non respirano: sono fatti di gomma, non di piume, e al posto del cuore vero ne hanno uno elettronico fabbricato per loro dalla Nasa, l’ente spaziale americano. Che li ha costruiti e poi «liberati » in mare e sotto la banchisa (era metà settembre, quasi 4 mesi fa) per studiare il cambiamento del clima, i movimenti dei ghiacciai, il flusso delle correnti sottomarine: ma da allora zero, silenzio totale. Neppure un «bip» dai rilevatori satellitari montati su tutte le alucce. «È così, gli anatroccoli non si sono più fatti sentire», ha detto sconsolato alla Bbc Alberto Behar, lo studioso esperto di robotica che ha seguito per la Nasa tutto il progetto, e che a suo tempo ha lavorato anche ai progetti per le esplorazioni su Marte. Il suo nome e il suo indirizzo di email sono stampigliati sul fianco di ognuno degli animaletti, insieme con la parola «lauta ricompensa» tradotta in tre lingue. Però nessuno ha risposto, nessuno ha scritto. «Certo — ha detto ancora Behar — da quelle parti non passa molta gente, ma qualche segnale lo aspettavamo…». (Corriere.it)
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Ma che gli scienziati per Natale hanno ricevuto gratis uno stock di paperelle di gomma da Wal-Mart? E così hanno pensato: “dove possiamo nascondere un congegno di millemila dollari per mandarlo a spasso nell’artico?”. Se per i doni usa dire “a caval donato non si guarda in bocca” per la scienza made in Usa si è aperta la stagione delle anatre…
dell’ombelico e di più terrene virtù: bricolage
Disclaimer: attenzione, il post che segue fa parte della rubrica “disamina del mio ombelico” senza fingere che siano in gioco le sorti dell’umanità o più nobili riflessioni.
Ho montato le Billy da sola! Il 2008 era finito con l’invito (più o meno velato di minacce) a tutti i miei amici maschi, compresi i fidanzati delle amiche, di presenziare, all’inizio del nuovo anno, ad una cena “montiamo le Billy party”. Convincermi che montare i mobili dell’ikea sia facile è come tentare di convincermi che le scemenze new age siano effettivamente rilassanti e aiutino a vivere meglio…il risultato di solito è che mi viene l’orticaria, un forte istinto omicida, la necessità di gridare al mondo che “nevrosi è bello”. Io detesto montare i mobili dell’ikea, detesto trasportarli a casa, detesto usarli esattamente per lo scopo per cui sono stati creati, così come non posso seguire una ricetta di cucina senza tentare di apportare qualche modifica o di sperimentare…
Quello che di solito si impone sull’innato istinto alla pigrizia unito all’evitare di fare mai e poi mai cose che proprio non mi va di fare (istinto che sfrutto in tutti i campi dell’esistenza, di solito con un certo successo, da qui la necessità di far presente al mio prossimo che conosco a fondo tutti i miei difetti, esattamente come lui li vede) è che quando mi metto in testa di fare una cosa non ho quasi mai la pazienza di aspettare che accada oltre il limite della mia fantasia, che avendo produzione in eccesso da smaltire, brucia secondi come un atleta da guinness dei primati.
E dopo aver passato giorni a visualizzare le librerie montate, consapevole che l’ultima volta che ho provato a misurarmi con arredi non finiti ho inchiodato delle mensole al muro che poi sono crollate ed ho regalato un mobile perché avevo ritenuto superfluo acquistare la “x” d’acciaio come sostegno, ho deciso che dovevo montare le librerie.
E ci sono riuscita.
Continua a non piacermi ma ci riesco. E ne ho altre due da comporre quindi se qualcuno vuole passare a farlo gli preparo la torta di mele.
Adesso il problema vero è che per la prima volta potrei sistemare tutti i miei libri secondo un criterio, invece di accatastarli (sperando che ci stiano) un po’ dove rimane spazio. Se mercoledì non sarò a lavoro e per giorni non darò più mie notizie, sapete da queste righe che cosa mi sarà successo: o mi sono crollate le Billy sulla testa (ma per il momento non sono né vistosamente deformi né emettono scricchiolii sospetti) o sono rimasta sopraffatta dal voler eseguire un compito che richiede metodo e dedizione senza deroghe alla creatività, la qual cosa potrebbe anche uccidermi…
appunti per un comizio
Mentre è in corso l’offensiva a Gaza (e se lunghe e vieppiù indefinite sono le motivazioni sull’origine del conflitto mediorientale, l’unica cosa su cui con certezza fattuale si può convenire è la sproporzione evidente tra le forze e i morti in campo) la cosa che più mi disturba è il concetto di giustizia. Certo, quelli di noi presi nel cortocircuito del dibattito politico-giudiziario italiano sono ormai costretti a portare degli occhiali spessi come fondi di bottiglia e di un colore grigio fumo, molto denso.
Poi mi è capitato di leggere questo articolo sul New Yorker di cui lascio il link e riporto questo passaggio:
This is typical I.S.I. tradecraft, unfortunately—hold a suspect in secret for a prolonged period, then dump him into the Pakistani court system as if the suspect had just been identified. Here is the Pakistani version of America’s secret-prisons problem. The Army and I.S.I. run their ambiguous campaigns against militants entirely out of sight, and with no judicial accountability. At the same time the country supports a parallel, open policing and judicial system with judges and lawyers who, while too often corrupt and venal, nonetheless value their independence. During the last several years, the independence of the judicial system has become a national cause championed by a lawyers’ movement. When I.S.I. does decide to dump a terrorist into the open-court system, the evidence it can offer of the suspect’s confessions is not likely to withstand the scrutiny of the country’s British-inspired, liberal-minded or at least defiant and ornery lawyers and judges.
E anche qui avevo già ripreso più o meno lo stesso concetto.
Poi un sabato notte mi è capitato di vedere una puntata di Un Giorno in Pretura, su Raitre. Era il processo ad alcuni ragazzi della periferia di Napoli che avevano ucciso un edicolante a scopo rapina. Ora io non dico che si possa giustificare un omicidio. Ma si beccano trent’anni dei ragazzi, poco più che maggiorenni, che non si esprimono nella nostra lingua e che hanno come unica prospettiva di vita quella di finire così come finiscono e che immancabilmente raccontano di essere stati picchiati, di essere stati costretti con un imbuto a bere acqua e sale. Qualcuno mi dirà che questo sistema serve a salvare delle vite, a fare giustizia. Chissenefrega se i delinquenti assassini vengono malmenati. Non lo trovo giusto. Istintivamente quando mi raccontano quello che succede a certi criminali una volta presi, qualcosa dentro di me si ribella. Anche se molti di loro io li terrei al 41bis senza rimpianti.
Possibile che la nostra società non sia più abituata ad avere una cultura giuridica che sia davvero tale? Dove siano davvero patrimonio comune i termini “presunzione di innocenza”, “gradi di giudizio”, “motivazione della sentenza”, “avviso di garanzia”. Se la storia è destinata a ripetersi finchè non si impara la lezione allora noi rischiamo di riscrivere i codici in un moderno medioevo. Dove l’urgenza di fare giustizia, oltrepassa il termine, e la cultura sembra uno sciocco retaggio ottocentesco, che pure non è secolo da rimpiangere troppo.

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