Risanati
E ancora (segue…)
(ANSA) – MILANO, 31 AGO – Risanamento, che come molti titoli a non elevata capitalizzazione inizia le contrattazioni di Borsa a metà giornata, fatica a fare prezzo in Piazza Affari ed è posta in asta di volatilità con un rialzo teorico del 15,06%. Per oggi pomeriggio è stato convocato il consiglio di amministrazione che dovrebbe votare il piano di salvataggio, i cui dettagli sono stati analizzati nel week end dagli advisor e dalle banche creditrici. Il piano dovrebbe venire consegnato domani alla Procura di Milano che ha chiesto l’avvio delle procedure fallimentari per il gruppo immobiliare. C’é attesa anche per il pronunciamento chiesto alla Consob sull’esenzione all’Opa proposta dalle banche che, dopo l’aumento di capitale previsto, controlleranno di fatto la società. Negli ambienti vicini al dossier c’e larga fiducia che questo sia positivo, anche se non sarà facile che venga emesso nella giornata odierna. (ANSA).
quanto alla sicilia 2
Di fatti siciliani già scritti qui, qui e qui
ripeschiamo qualcosa che è successa nel periodo di ferie per eccellenza:
L’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il capo siciliano della mafia Totò Riina, lo scrittore della sicilitudine Leonardo Sciascia, il generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso dalla mafia perché la conosceva bene, Massimo Ciancimino il figlio del sindaco mafioso di Palermo don Vito e altri esperti della onorata società hanno spiegato invano agli italiani che il problema numero uno della nazione non è il conflitto fra il legale e l’illegale, fra guardie e ladri, fra capi bastone e le loro vittime inermi, ma il loro indissolubile patto di coesistenza. L’essere la mafia la mazza ferrata, la violenza che regola economia e rapporti sociali in province dove la legge è priva di forza o di consenso.
Eppure la maggioranza degli italiani non se ne vuol convincere, si rifiuta di crederlo e quando il capo della mafia Totò Riina fa sapere che l’assassinio del giudice Paolo Borsellino è stato voluto o vi hanno partecipato i tutori dell’ordine, ufficiali dei carabinieri o servizi speciali, il buon italiano si dice: è l’ultima scellerataggine di Riina, mette male nel nostro virtuoso sistema sociale. Se ci sono due scrittori italiani e siciliani che hanno larga e meritata popolarità nel paese essi sono Giuseppe Tomasi di Lampedusa autore del ‘Gattopardo’ e Andrea Camilleri i cui libri sono in testa alle vendite, salvo il libro migliore, uno dei primi edito da Sellerio in cui spiegava per filo e per segno i compromessi fra mafia e Stato su cui si fonda l’unità d’Italia.
Senza alcuna presunzione di avvicinarmi a questi maestri, vorrei umilmente ricordare ai miei connazionali le ragioni per cui il capo delle mafie Totò Riina ha potuto scrivere il famoso ‘papello’ al capo del governo italiano per chiedergli, come ora ci fa sapere Massimo Ciancimino custode del documento, se, viste le buone relazioni correnti, il capo del governo non poteva mettere a disposizione del capo della mafia una rete della televisione. Proprio come chiesero e ottennero la Terza rete i comunisti quando condizionavano il mercato del lavoro.
Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco mafioso di Palermo, ha detto o lasciato capire che i carabinieri ‘nei secoli fedeli’ si attennero nelle operazioni di mafia ad attenzioni speciali, clamorosa quanto rimasta senza spiegazioni credibili la mancata perquisizione nella villetta in cui Riina aveva abitato e guidato per anni la ‘onorata società’.
L’Espresso 13 agosto 2009
E ancora:
(AGI) – Palermo, 13 ago. – La Procura di Palermo attivera’ le procedure di rogatoria internazionale per recuperare all’estero alcuni documenti dell’ex sindaco Vito Ciancimino, morto nel 2002 dopo essere stato condannato per mafia. Tra le carte che gli inquirenti cercano c’e’ anche il cosi’ detto ‘papello’, cioe’ le richieste di Cosa Nostra messe nero su bianco da Toto’ Riina durante la trattativa con lo Stato di cui Vito Ciancimino sarebbe stato l’intermediario. Il ricorso alla rogatoria, deciso dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Nino Di Matteo e Roberto Scarpinato, arriva dopo nuove dichiarazioni del figlio dell’ex sindaco, Massimo Ciancimino, secondo cui il padre avrebbe consegnato i suoi documenti piu’ scottanti a un legale di sua fiducia che li avrebbe messi nella cassetta di sicurezza di una banca all’estero. A questa cassetta di sicurezza avrebbe accesso soltanto la vedova di Ciancimino, Epifania Silvia Scardino. La donna, condannata in primo grado assieme al figlio per riciclaggio e fittizia intestazione di beni, non e’ pero’ in grado di viaggiare a causa di problemi fisici. La rogatoria, dunque, sarebbe l’unica strada per acquisire i documenti. Tra questi, oltre al ‘papello’, ci sarebbero anche le bozze di un libro che Vito Ciancimino voleva scrivere sui grandi misteri d’Italia.
Eloquente il titolo: “Perche’”.
Ora perchè Ciancimino parli solo ora, centellini così bene le sue verità e la faccia lunga quanto il famoso papello, è dato di sapere davvero a pochi.
Di solito è buona abitudine (per i fatti siciliani come per quelli di tutto il mondo), cercare da che parte arrivano i soldi nell’isola.
immobiliaristi/zunino (segue…)
Ne ho già parlato qui.
Ma continua…
Per i giornali non ci sono mai stati dubbi, Risanamento, il gruppo immobiliare facente capo all’immobiliarista piemontese Luigi Zunino, il più “presentabile” e da più tempo ben introdotto nei salotti buoni della finanza italiana tra tutti gli appartenenti alla nidiata di “furbetti del quartierino” salita agli onori della cronaca in questi ultimi anni, era “troppo grande per fallire”.
Anche perché gli istituti coinvolti, Intesa Sanpaolo per prima (ma la musica cambia di poco per UniCredit, Banco Popolare o Mps, solo per citare le più esposte), tutto possono volere meno che dover raccogliere, proprio ora che il peggio sembra alle spalle per i loro bilanci, i cocci dell’ennesimo fallimento dovuto a un eccessiva “confidenza” nella bontà dei progetti imprenditoriali che Zunino negli anni si è fatto finanziare dalle grandi banche italiane.
Così nonostante la società immobiliare abbia precisato Risanamento “su richiesta della Consob”, che “la circostanza, di cui è stata data notizia su alcuni organi di stampa in data odierna”, ossia che le banche firmatarie delle intese preliminari del 28 luglio sarebbero disponibili, nell’ambito degli accordi di ristrutturazione in corso di negoziazione, a concedere una linea di credito “stand by” per garantire il rimborso del bond emesso dalla società nel maggio 2007 “costituisce, allo stato, soltanto una ipotesi allo studio”, la borsa non pare avere molti dubbi sull’esito delle trattative in corso.
Da parte sua Risanamento, oggi in crescita di oltre l’11% dopo un picco di quasi 15 punti percentuali di rialzo segnato in fase di avvio di seduta, ha fatto sapere che “provvederà tempestivamente ad effettuare le comunicazioni di legge non appena ravviserà la sussistenza dei relativi presupposti”. A quel punto, probabilmente, sarà il momento di vendere i titoli per chi ha scommesso sul salvataggio di Zunino: una scommessa che non si può dire non abbia pagato almeno in queste ultime settimane, visto che le quotazioni nell’arco dell’ultimo mese hanno recuperato il 78%, nonostante il -60% che tuttora segnano rispetto ai livelli a cui viaggiava il titolo a Piazza Affari un anno fa.
Luca Spoldi per Affari Italiani.
il Giornale dice
Da Il Giornale del 27 agosto 2009
di Vittorio Macioce
È successo tutto di notte, da clandestini. I giornalisti si sono svegliati e hanno scoperto che il direttore era stato messo da parte. Non cacciato, ma ridimensionato in qualche sgabuzzino. Questa è la storia di una piccola televisione, che galleggia sul canale 890 di Sky, ma se qualcuno vuole sapere come sarà il futuro del Pd deve guardare da queste parti. Red tv è la televisione di D’Alema e dicono che qui sia cominciata la normalizzazione. Non c’è più spazio per la sinistra dalle tante anime, per il sogno democratico, per i radicali e i dipietristi, per le incursioni a destra e sinistra. Non si insegue più la leggerezza veltroniana. Le notizie che arrivano da questo avamposto dalemiano parlano di un ritorno alle cose serie, al partito, l’unico, quello ereditato dal Pci, quello che non ha mai smesso di sentirsi di casa a Botteghe Oscure.
La storia. Red tv poco tempo fa si chiamava ancora Nessuno tv. Era un nome da odissea e D’Alema non lo ha mai amato. Il suo tesoro è un contributo pubblico di 4,1 milioni di euro. Una bella montagna di soldi che arriva grazie a sei parlamentari, cinque del Pd più Pino Pisicchio, in quota Idv. Il presidente del Cda è Luciano Consoli, che qualcuno ricorda per le disavventure del Bingo e de La Voce. In questo comitato d’affari si inserisce un anno fa Massimo D’Alema, prima in sordina, poi con qualche fuoco d’artificio. Diventa di fatto il padrone della baracca. Il signore di Gallipoli porta nel consiglio di amministrazione il suo braccio destro, l’uomo che regge le sorti della fondazione «Italianieuropei». Il suo nome è Matteo Orfini e cura i rapporti di D’Alema con il mondo degli affari, della finanza e della cultura. Fino a ieri la parola d’ordine di Red tv era: apertura. Oggi è: identità.
Nella notte Claudio Caprara, fondatore e direttore responsabile di Nessuno tv, è stato commissariato da Francesco “Ciccio” Cundari, firma prima del Riformista e poi del Foglio, ventinovenne, amico di famiglia di Orfini e iscritto nel circolo elitario Mazzini del Pd. Roba romana. Quando la redazione ha chiesto all’editore il perché di questo cambio della guardia, notturno e clandestino, la risposta tra mezze parole e qualche imbarazzo è stata questa. Bersani ha fatto due conti e sa che la segreteria è nelle sue mani. È convinto di vincere. Il suo primo mandato è farla finita con il Pd. Archiviare questa farsa, cancellare la stagione disneyana di Veltroni, spegnere ogni nostalgia ulivista e togliere ossigeno a Di Pietro e alla sua confraternita giacobina di intellettuali. Questo è l’obiettivo di D’Alema, questo è il desiderio che, con la cautela di chi sta sul Colle, arriva anche da Napolitano. La sinistra, per battere Berlusconi, deve ricominciare dalle sue origini, con le alleanze tattiche con il pulviscolo post-democristiano o con ciò che resta dei dinosauri post-comunisti. Il resto non conta. Niente prodiani. Niente Rutelli, che può anche andare a scindersi da solo da qualche parte. La sinistra è apparato. È territorio, banche, poteri forti. Tutto ciò che D’Alema ha sempre teorizzato dall’altro secolo, dai tempi della Bolognina, quando il Muro era appena caduto. L’unica differenza è che, forse, si è sbarazzato una volta per tutte del suo eterno rivale. D’Alema ha la sensazione che Walter sia davvero ormai un fantasma politico. Di cosa ha paura ancora D’Alema? Si sussurra che il punto debole del suo «ultimo piano» sia l’inchiesta di Bari. È per questo che ancora tergiversa con Di Pietro. Non conosce le carte in mano all’ex pm.
Questi ragionamenti arrivano da Red tv. È quello di cui chiacchierano negli studi e nelle redazioni. Quando stavano con Nessuno tv si sentivano la voce del Pd. Ora hanno capito che il Pd è un morto che cammina. Qualcuno più disilluso tira fuori una storia che ricorda molto Dieci piccoli indiani di Agatha Christie. I leader della sinistra in questi anni sono stati politicamente assassinati uno dopo l’altro. Come recita il titolo provvisorio del capolavoro della giallista inglese: E poi non rimase più nessuno. Chi è l’assassino? Come molti sanno è il più bravo a fingersi morto. D’Alema. Oppure Veltroni?
la fieg fa la spia
(ANSA) – ROMA, 27 AGO – L’Antitrust, su segnalazione della Fieg, ha avviato un’istruttoria nei confronti di Google Italia per possibile abuso di posizione dominante. Secondo la Federazione degli editori, nella gestione del servizio Google News Italia, “Google impedirebbe agli editori di scegliere liberamente le modalità con cui consentire l’utilizzo delle notizie pubblicate sui propri siti internet. I siti editoriali che non vogliono apparire su Google News verrebbero infatti automaticamente esclusi anche dal motore di ricerca Google”. Il Garante intravedrebbe inoltre “possibili effettivi distorsivi sul mercato della raccolta pubblicitaria on line”. (ANSA).
per completezza di informazione
Per completezza di informazione bisogna leggere questo post di Guia Soncini. Per essere sicura di dare la giusta diffusione ricopio qui sotto.
(P.s. Cundari sa che non ha bisogno di sapere che aria tira, perchè ha conosciuto me, Marianna, Luca, Luigi, Giovanna, Alessia, Marco, Marco, Aldo, Mario, tutta la famiglia di Red insomma).
***
- Cosa si dice in quella redazione?
- E io che ne so?
- Non hai degli amici?
- Tutti quelli che avevo si sono trovati un altro lavoro, o lo stanno cercando.
(conversazione ferragostana)
Della notizia del giorno della conventicola con codice postale 00187, la parte migliore mi sembra la solita italianata del comunicato dei presunti esclusi dalla conventicola, Iacovoni pronti a smettere di protestare purché gli si offra un posto in un talk-show, con immediata sublime (dio esiste, e passa del tempo sui socialcosi) smentita del direttore: «Lo sapevi da un mese, te l’ho detto io» (in effetti, lo sapevo persino io – anche se quel mostro di Cundari negava, mai che confermi uno scoop alle amiche, e dire che sa quanto ci tengo – e se una cosa la so io di norma significa che la sanno proprio tutti.)
Mi sono ricordata di quando Adinolfi andava a fare il bambino buono a palazzo Farnese e poi tornava a casa e chiamava gli amichetti per dire che i dalemiani volevano prendersi la sua tivvù ma lui non l’avrebbe permesso, nonnònnò, perché lui era irriverente sìssìssì. Ho quindi capito che non Rai1 ma Red è lo specchio del paese: commissari tecnici, faxatori ad agenzie di stampa, intervistatori compiacenti – il paese normale.


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