Paola's Weblog

who’s who

Pubblicato in geo&geo, la revoluciòn, politics&policy, to read, usa da paoladifraia il 26 Giugno, 2008

Still, sixteen months after announcing his candidacy, and after twenty-six Presidential debates and thousands of public-speaking engagements, Obama remains a puzzle to many voters. Almost as dedicated a policy wonk as Hillary Clinton and arguably more centrist in his economic beliefs, he offers plenty of specifics about what needs to be done. But his captivating eloquence and his slogan—“Change We Can Believe In”—have seemed to lift him dangerously high above the concrete. He has proved his steadiness of purpose without clearly defining his priorities. What, above all, does he intend to accomplish if he is elected President? -The New Yorker

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subway, comizio-2

Pubblicato in dì qualcosa di sinistra, geo&geo, la revoluciòn, politics&policy da paoladifraia il 17 Aprile, 2008

Ogni tanto bisogna incontrarsi in un luogo comune. Può essere divertente. Poi si chiacchiera e ti viene subito voglia di sfatare qualche mito. Ci sono profonde convinzioni che sconfinano nel pregiudizio. Però cominciamo da un luogo comune non troppo affollato:

Chavez non è di sinistra. E’ un ex militare che ha capito che la stagione dei colonnelli è finita. Meglio travestirsi da Simon Bolìvar che da Caudillo, perchè il culto della personalità subisce, come pochi, le mode dei corsi e ricorsi storici. E non è di questo tempo studiare e approfondire.

Bisogna essere moderni. Ad esempio i vecchi incapienti si chiamano modernamente (e moderatamente) insolventi. Come quelli dei mutui.

Iceland has been swamped by that tsunami because it trusted in the availability of global credit in time for that credit to evaporate. And the fact that Iceland has been so dependent on foreign investors makes those investors even more skittish about investing there: in markets, weakness often begets weakness.“-The New Yorker

Vogliamo essere un paese moderno?

Questo non è un paese moderno. E’ un paese che ha deciso che l’istruzione, quella che ti istruisce al ragionamento, che ti aiuta a pensare e magari a sentirti realizzato nel mondo del lavoro è una cosa per pochi. Per i pochi fortunati che se la possono permettere perchè hanno frequentato delle ottime scuole, fanno i viaggi di studio all’estero (non parliamo delle borse di studio il cui importo è ridicolo) oppure hanno avuto la fortuna di nascere in una famiglia stimolante perchè ha (ed ha avuto a suo tempo) il tempo e i soldi per poterselo permettere. Però diciamo anche che non è un paese moderno perchè rimpiange le corporazioni, quelle che apertamente potrebbero definirsi tali e per legge. Ed è un paese che non è moderno non solo per il conflitto di interessi ma anche perchè non ha un’informazione moderna. Forse noi del secolo scorso dovremo arrenderci all’estinzione del giornale di carta. Però ricordiamoci che in Italia sarà peggio che altrove. Perchè in Italia si può fare il giornalista e il portavoce e l’ufficio stampa e il politico e tornare indietro o svolgere contemporaneamente due o tre di queste professioni. Non è vietato. Non è incompatibile. E io non me lo spiego.

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